Bimbi in provetta: troppo costoso e pesante, molti rinunciano

Il 78% delle coppie con problemi di infertilità, rinuncia alle terapie.
Sarebbero troppo costosi, e troppo pesanti dal punto di vista psicologico e fisico, i trattamenti per la procreazione medicalmente assistita; il 50% di chi li inizia non li porta a termine.
E’ quanto emerso da una vasta indagine condotta a livello mondiale e a cui hanno partecipato 10mila coppie con problemi di concepimento.
Il 56% degli aspiranti genitori che interrompono le terapie lo fanno anche dopo aver preso contatto con i medici.
È indicativo il fatto che una buona parte di quelli che, superando gli ostacoli, cominciano un trattamento antisterilità, abbandonano il percorso anche quando l’assistenza viene rimborsata.
È il caso dell’Australia dove 6 cicli di iperstimolazione ovarica e i successivi tentativi di fecondazione con le tecniche Icsi e Fivet sono a carico dello Stato, eppure il 65% delle coppie si ritirano dopo il terzo ciclo.
Innanzitutto occorrono aiuti economici. In secondo luogo bisogna ripensare i protocolli medici preferendo quelli meno aggressivi, chiamati mild: farmaci per l’ipersimolazione, le gonadotropine, bassi dosaggi e il trasferimento di un solo embrione.
Sul piano delle gravidanze l’efficacia a un anno è uguale a quella dei protocolli tradizionali e le coppie ne traggono benefici psicologici.

















































