Pet Therapy con animali marini: a Roma si aiutano così i bambini autistici

Pet therapy con animali marini per i bambini autistici.
E’ questa l’idea avviata all‘Ospedale San Carlo di Nancy Idi (Istituto Dermopatico dell’Immacolata) di Roma in collaborazione con Zoomarine, il parco del mare di Torvaianica.
Il dott. Davide moscato, neuropsichiatra infantile, responsabile del Centro Cefalee dell’ospedale romano e ideatore del progetto, pensa che il contatto, il gioco, e la relazione con foche, leoni marini e mammiferi acquatici, possa aprire spiragli di comunicazione in questi piccoli pazienti.
Da parecchi anni si utilizza la pet therapy con bambini affetti da disturbi comportamentali, solitamente grazie al “contributo” di cani, caprette, conigli, pony, addestrati e curati in una piccola fattoria adiacente all’ospedale.
La novità assoluta è invece il contatto con gli animali acquatici della Baia dei pinnipedi, una delle aree zoologiche del parco acquatico Zoomarine, che conta tredici esemplari tra foche grigie, leoni marini californiani, sudamericani e sudafricani.
Il programma, della durata di un anno, coinvolge otto bambini tra gli 8 e i 14 anni, divisi in due gruppi da quattro.
Una volta alla settimana, per un’ora e mezza, i bambini interagiscono direttamente con i mammiferi acquatici, assistiti da un’equipe di sei operatori, formata da psicologi, neuropsichiatri infantili, educatori e addestratori degli animali.
I bambini sono stati selezionati attraverso dei test specifici mirati a valutare il tipo di patologia autistica; una valutazione che i medici ripetono ogni tre mesi, per l’intera durata della terapia, per monitorare le evoluzioni e i progressi.
Se dall’autismo non si guarisce, la pet therapy si è rivelata però uno strumento molto utile per migliorare l’interazione tra il bambino e il mondo esterno, perchè l’interazione con l’animale, mediata dalla presenza di un educatore, aiuta il bambino a stabilire un rapporto basato su una comunicazione semplice, pre-verbale, istintiva.
Gli animali marini, poi, scatenano l’ovvia curiosità e sorpresa del bimbo, grazie anche alle dimensioni notevoli, e alla particolarità dell’ambiente acquatico.

















































