Screening mammografico: una vittoria della sanità

Quando qualcosa nella sanità funziona, bisogna sottolinearlo: le campagne nazionali per lo screening mammografico funzionano e anche bene.
Grazie all’attenzione per la diagnosi precoce e alla maggiore efficacia delle terapie, oggi la sopravvivenza per il tumore al seno, malattia che colpisce 38mila italiane ogni anno, supera il 90%.
Pur rimanendo purtroppo la più frequente causa di decessi nel sesso femminile fra i 35 e i 44 anni, con 7.800 morti solo in Italia nel 2008, le notizie sono buone: un nuovo studio conferma il ruolo fondamentale dello screening mammografico.
Tra l’altro i benefici sono incredibilmente superiori ai costi.
E’ quanto stimato dagli autori di una ricerca pubblicata sul Journal of Medical Screening che ha coinvolto 80mila donne svedesi e inglesi.
Nel nostro Paese sono attualmente attive campagne di screening organizzate dalle Regioni, che prevedono una mammografia ogni due anni nelle donne tra i 50 e i 69 anni.
Purtroppo però esiste un notevole divario nell’adesione delle dirette interessate che ricevono a casa la lettera d’invito per il test gratuito: stando alle statistiche relative al 2007, mentre al Nord e al Centro le adesioni superano il 70%, al Sud si supera appena il 30%.
Gli specialisti sono concordi sulla necessità di un esame annuale a partire dai 40 anni di età, con uno screening mammografico a entrambe le mammelle e visita senologica.
Per chi ha dei casi di tumore al seno in famiglia, sarebbe opportuno anticipare le visite ai 35 anni, così come è consigliabile, proseguire i controlli anche dopo i 70 anni.

















































