Stroke Units: le unità anti-ictus che mancano in Italia e servirebbero a tanti

Le Stroke Units sono le unità speciali anti-ictus, dove il personale è addestrato a curare i 160 mila italiani che ogni anno si trovano ad affrontare questo improvviso “shock” cerebrale.
In Italia sono troppo poche, appena una settantina, su una quantità necessità di circa 400.
Il conto è presto fatto: il fabbisogno sarebbe di 8 letti dedicati ogni centomila abitanti, ma ovviamente sono molti meno e non equamente distribuiti sul territorio.
Il confronto fra Italia e altri paesi è imbarazzante.
Stando ai dati raccolti nelle Stroke Unit americane, in metà dei casi d’oltreoceano si tentano differenti approcci terapeutici, dalla trombolisi allo stenting intracranico, che è la “versione” cerebrale dell’angioplastica.
Quest’ultimo si utilizza per riaprire le coronarie occluse in caso di infarto e funziona magnificamente: il 75% dei pazienti migliora.
In Italia però le possibilità d’azione sono molto inferiori, anche a causa della mancanza di posti letto.
La trombolisi per via endovenosa, per esempio, viene trascurata totalmente: servirebbe per l’80% dei pazienti colpiti da ictus (quindi circa 130mila casi) ma viene utilizzata solo su 3mila persone ogni anno.
Il problema sono le carenze organizzative degli ospedali, la mancanza di fondi, di posti letto, di volontà.
Inoltre nel nostro paese manca anche la collaborazione dei cittadini, troppo male informati per riconoscere i sintomi e contattare le unità di soccorso con sufficiente tempestività.
Tutto questo fa sì che l’ictus abbia da noi conseguenze (e infine costi) superiori al dovuto.

















































