La sindrome di Tako-Tsubo: quando il cervello simula l’infarto

Difficoltà respiratorie, senso di oppressione al petto e dolore intenso: i sintomi simulano perfettamente l’infarto, invece non lo è.
E’ la sindrome di Tako-Tsubo, così chiamata dai giapponesi che l’hanno per la prima volta descritta a causa della forma che assume il cuore.
Ma è anche soprannominata “sindrome del cuore infartuato”, una condizione che simula in tutto e per tutto l’ infarto, senza però esserlo.
Rappresenterebbe l’1% di tutti i casi di infarto e colpisce di solito le donne in post-menopausa con età compresa tra i 58 e i 75 anni.
Eppure sono sempre più numerose le giovani che giungono in Pronto Soccorso con tutti i sintomi dell’infarto ed esami del sangue che rilevano un aumento degli enzimi di necrosi del muscolo cardiaco.
Persino l’elettrocardiogramma presenta un tracciato alterato.
L’unico modo di individuare questa sindrome, ed escludere quindi l’infarto, è l’effettuazione di angiografia, che nel caso della Tako-Tsubo risulta negativa.
In questi casi le coronarie sono sane e non ci sono trombi nè placche, e la colpa del malore è del sistema nervoso: pare infatti che il disturbo sia scatenato da un intenso stress emozionale nel 33-45% dei casi, o fisico nel 17-22% dei soggetti.
L’ipotesi è che il sistema nervoso simpatico, che risponde al comando di allarme del nostro cervello, vada in tilt perchè si è stressati, depressi o ansiosi.
Il suo superlavoro fa quindi produrre sostanze pro-infiammatorie, che restringono il lume dei vasi sanguigni, producono i micidiali radicali liberi e provocano un danno forse anche cellulare, benchè momentaneo, al cuore.
La cura si avvale di terapie ansiolitiche e di supporto al muscolo cardiaco, che in pochi giorni recupera le sue energie e ritorna a pompare con forza il sangue.



















































