Cuore: meno morti per infarto grazie agli esami ma attenzione alle radiazioni

Un dato positivo non deve far ignorare quello negativo: si muore sempre meno di infarto, ma aumentano i danni di una sovraesposizione ad esami cardiologici.
La questione è stata posta da uno studio appena presentato al meeting annuale dell’American Heart Association da un gruppo di ricercatori della Duke University.
Il paziente che viene oggi ricoverato in ospedale per un attacco di cuore, viene sottoposto in media a 7 esami tra coronarografie, tomografie o scintigrafie cardiache, le cui radiazioni sono pari a quelle di 725 Rx del torace.
Questa quantità è circa un terzo di quella massima consentita annualmente a chi lavora in un impianto nucleare.
Non sono state valutate le conseguenze di lungo termine, ma si sa già che le radiazioni ionizzanti tendono ad aumentare le probabilità di sviluppare un tumore.
Spesso i medici prestano attenzione alla dose di radiazioni di un singolo esame, ma non fanno il conto della quantità cumulativa magari annua.
Per esempio durante il ricovero in ospedale per un attacco acuto di cuore la dose di radiazioni accumulata si aggira attorno ai 14,5 millisieverts (il sievert misura il danno provocato da una radiazione su un organismo) e considerato che fra 1980 e il 2006 il numero di test medici che prevedono l’impiego di radiazioni ionizzanti, test importantissimi, è aumentato del 700%, forse è bene che anche il paziente stesso vi faccia caso.

















































