La donazione del cordone ombelicale: poca informazione e concorrenza privata

Le regioni italiane che ancora non hanno una banca del sangue cordonale sono otto.
In Sardegna per esempio, non c’è. La struttura dovrebbe essere in dirittura di arrivo, ma per il momento alle donne dell’isola, al momento del parto, non resta che cestinare il prezioso cordone (che contiene cellule staminali in grado di “generare” le diverse componenti del sangue), o altrimenti rivolgersi a una banca all’estero per conservare a proprie spese (circa 2.000 euro) il sangue cordonale a scopo autologo, ovvero “privato”.
A confermare queste difficoltà è il recente Rapporto 2008 sull’attività delle banche di sangue di cordone ombelicale (redatto dal Centro nazionale sangue e dal Centro nazionale trapianti).
Nel resto d’Italia, nel 2008 sono state circa 11 mila le sacche raccolte a scopo di donazione e di queste poco più di 3 mila hanno superato i test di qualità necessari per essere conservate a disposizione di malati da sottoporre a trapianto. Quasi 300, invece, le unità raccolte per destinarle a familiari malati.
Il numero delle “donatrici solidali”, però, è stato superato da quello dei genitori che hanno scelto la raccolta a fine autologo: oltre 12 mila le richieste di autorizzazione all’esportazione di sangue cordonale rivolte al Ministero della Salute, più di 10 mila quelle che hanno avuto l’assenso.
L’esplosione delle banche private crea un mercato di informazioni concorrenti dove, chi sostiene la donazione pubblica e ha a disposizione risorse esigue, in genere soccombe.
Le pubblicità delle banche private in cerca di clienti per il deposito l’autologo, invadono il campo una volta riservato alla sola informazione sanitaria, con messaggi non sempre corretti sotto il profilo scientifico, ma molto accattivanti sul piano emotivo, giocati sulla promessa di una medicina “futuribile”.
Tra le banche pubbliche, Milano è quella che ha raccolto più unità, seguita da Napoli, Firenze, Bologna e Reggio Calabria.
Il problema, oltre alla mancanza di centri organizzati, è anche l’informazione: tante mamme ancora ignorano l’opportunità di fare questo dono, e perfino gli operatori talvolta sono impreparati di fronte alle richieste dei genitori.



















































