Gastroprotettori: una ricerca britannica esclude una relazione con l’insorgenza di tumori

Gli inibitori di pompa protonica, definiti gastroprotettori, vengono usati dalla maggioranza delle persone affette da malattie reumatiche per proteggere lo stomaco dai danni degli antinfiammatori o per trattare sintomi come il reflusso gastroesofageo.
Rappresentano la seconda classe di farmaci più prescritta nel mondo occidentale ma da anni sono sospettati di favorire lo sviluppo di un grave tumore dell’esofago se usati per lunghi periodi di tempo.
Il timore è che questi farmaci possano aumentare il rischio di sviluppare il cosiddetto esofago di Barrett, una condizione in cui l’esofago, a causa delle sostanze acide provenienti dallo stomaco, subisce un cambiamento della sua superficie che a sua volta può evolvere in un cancro, l’adenocarcinoma esofageo.
Questo sospetto in realtà non è mai stato confermato né smentito, almeno fino a questo studio condotto in Inghilterra e illustrato sulla rivista Gut, che invece ha dato prova della sicurezza di questi farmaci.
Un gruppo di ricercatori della Queen Mary University of London e del Leicester Royal Infirmary ha osservato per due anni novanta pazienti che assumevano questi preparati in diversi dosaggi.
I test realizzati hanno confermato che non vi è alcuna relazione tra il rischio di sviluppo di esofago di Barrett e la quantità di medicinale assunto, e neanche nel numero di cellule in grado di trasformarsi in tumori presenti sull’esofago.

















































