Tubercolosi, rapporto sulla malattia: l’Italia che non investe sulla ricerca

L’Italia investe poco e male nella ricerca sulle malattie dimenticate e sulla tubercolosi.
È quanto emerge dal rapporto Tubercolosi: omissione di soccorso – L’impegno per gli investimenti italiani nella ricercae nello sviluppo di nuove terapie contro una malattia globale, curato da Medici Senza Frontiere.
Il rapporto esamina le diverse fonti di finanziamento della ricerca sanitaria in Italia e analizza in particolare il sistema di finanziamento della ricerca e sviluppo di nuovi farmaci o strumenti diagnostici per la tubercolosi (TBC), la malaria e le altre malattie tropicali dimenticate.
Il governo italiano destina complessivamente alla ricerca 427,8 milioni di euro, comprensivi di 46,8 milioni di euro derivanti dal 5×1000, una quota davvero piccolissima, per Medici Senza Frontiere, se paragonata all’investimento in ricerca fatto nel corso del 2006 dalle Fondazioni bancarie (171 milioni euro) e gli 1,07 miliardi di euro allocati dalle aziende farmaceutiche (dato Farmaindustria 2005) in attività di ricerca e sviluppo di nuovi farmaci.
In particolare, si chiede l’istituzione di un fondo premio per la creazione di un test della tubercolosi nel point of care (effettuare il test al «point-of-care» vuol dire che la diagnosi viene effettuata il più vicino possibile al luogo di residenza del paziente).
Oggi, infatti, l’85% dei pazienti colpiti dalla tubercolosi cerca le cure in cliniche di piccole dimensioni o centri di salute dove o non è possibile effettuare il test diagnostico, oppure l’unico test disponibile è quello al microscopio dell’espettorato, un test rimasto sostanzialmente lo stesso da 130 anni e che identifica solo il 66% dei casi in pazienti ed è sostanzialmente inutile per i bambini o le persone colpite dall’HIV.

















































